La nuova sede di Appignano è realtà

Il centro Eureka è un centro pomeridiano per bambini e ragazzi gestito da personale qualificato in psicologia clinica,  psicologia dello sviluppo e scienze pedagogiche.
Offre un percorso con i ragazzi per il sostegno allo studio, per affinare le metodologie di studio, fornire strategie compensative per eventuali difficoltà.
Inoltre il centro Eureka offre spazio e tempo per ascolto, consulenze psicologiche e psicoeducative per sostegno alla genitorialità.
L’alternarsi di professionisti offre la possibilità di  colloqui psicologici e  psicoterapia individuale, familiare e di coppia; trattamenti logopedici e  trattamenti sulle di difficoltà di apprendimento (DSA).
Nel centro Eureka di Appignano c’è uno spazio anche per il dopo scuola con laboratori psicoeducazionali.

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Giochiamo con le parole!!!

LABORATORIO VOLTO AL POTENZIAMENTO DEI PRE-REQUISITI PER L’APPRENDIMENTO DELLA LETTO-SCRITTURA

A CHI È RIVOLTO: Ai bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia che necessitano di un potenziamento delle abilità metafonologiche o che semplicemente vogliono allenare i prerequisiti dell’apprendimento prima dell’ingresso nella scuola primaria.
QUANDO: A partire dal mese di luglio 2016. Si effettueranno un totale di 10 incontri di 1 ora e mezza ciascuno.
DOVE: Presso il Centro “Eureka!”, ad Osimo in Via Montefanese 24
QUALI ATTIVITA’: Attività in piccolo gruppo, che attraverso il gioco stimoleranno le seguenti abilità:
– La consapevolezza metafonologica
– L’ascolto e la capacità narrativa
– I pregrafismi
REFERENTI: Dott useful site.ssa Moira Paciotti, Psicologa; Dott.ssa Lucia Pavone, Psicologa, Psicoterepeuta.

PER INFO E COSTI: 328 8222474

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INCONTRI INFORMATIVI SULLE DIFFICOLTA’ SCOLASTICHE

Nel mese di Febbraio 2016 saranno fissati degli incontri informativi sulle difficoltà scolastiche aperti agli insegnanti e ai genitori.

DSA E GENITORI … ISTRUZIONI PER L’USO

Lunedì 29 febbraio ore 18.30

 

QUANTA FATICA A SCUOLA … CHI MI AIUTA?

Lunedì 14 marzo ore 18.30

 

Gli incontri sono gratuiti, si terranno presso il centro “Eureka!” via Montefanese, 24 Osimo

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INCONTRI INFORMATIVI PER I GENITORI

 

Centro accreditato dalla Regione Marche per Diagnosi e Certificazioni DSA
Decreto n. 36/ACR del 22.01.2015
Dott.ssa Moira Paciotti – Psicologa
Dott.ssa Lucia Pavone – Psicologa, Psicoterapeuta

La sentenza del TAR del Lazio riconosce l’unicità della professione di psicologo

LA SENTENZA DEL TAR DEL LAZIO RICONOSCE L’UNICITA’ DELLA PROFESSIONE DI PSICOLOGO
I counselor non hanno alcuna competenza per gestire il disagio psichico, che attiene alla sfera della salute.
Il TAR del Lazio, con la sentenza 13020/2015, ha disposto la cancellazione di Assocounseling dall’elenco delle attività non regolamentate.
La suddetta sentenza dispone che il disagio psichico, anche fuori da contesti clinici, rientra nelle competenze della professione sanitaria dello psicologo e che la gradazione del disagio psichico, dunque, presuppone una competenza diagnostica pacificamente non riconosciuta ai counselors.
Di seguito alcuni estratti della sentenza:
“Il Consiglio Nazionale agisce nella qualità di ente esponenziale degli interessi della categoria degli psicologi, i quali, a loro volta, sono titolari del diritto di esercitare in via esclusiva tutte le attività e le prerogative che la legge istitutiva dell’ordinamento dello psicologo ad essi riserva.
[…]
La legge esclude espressamente le professioni sanitarie dall’ambito delle professioni non organizzate disciplinate dalla legge 4/2013, come anche le attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 cc.
[…]
L’attività di diagnosi del disagio psicologico rientra sempre e comunque pacificamente nelle competenze proprie dello psicologo ai sensi dell’art. 1 L. 56/1989.
[…]
Allo stato della normativa nazionale il trattamento del disagio psichico è attività sanitaria, come indirettamente, ma significativamente, confermato dall’emissione dei pareri del Consiglio Superiore di Sanità, come anche dall’inquadramento degli psicologi nelle piante organiche delle unità sanitarie locali (v. DPCM 13 dicembre 1995), nonché dalla vigilanza del Ministero della salute sull’Ordine Nazionale degli Psicologi.”

Fonte: www.psy.it

Legger…issimo! Attività di potenziamento delle abilità di letto-scrittura in piccoli gruppi

ATTIVITA’ DI POTENZIAMENTO DELLE ABILITA’ DI LETTO-SCRITTURA IN PICCOLI GRUPPI

A CHI È RIVOLTO: a tutti gli studenti della scuola primaria che hanno un DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) o che vogliono allenare le abilità di letto-scrittura.

COME: Le attività di potenziamento si svolgeranno in piccoli gruppi omogenei per fasce di età e aree da rafforzare. Ogni incontro ha una durata di un’ora e mezza.

QUANDO: A partire dal mese di gennaio 2016

DOVE: Presso il Centro “Eureka!”, sito ad Osimo, in Via Montefanese 24.

OBIETTIVI:

  • Migliorare le abilità di lettura
  • Rafforzare le abilità ortografiche (doppie, accenti, omissioni, sostituzioni ecc…)

REFERENTI: Dott.ssa M. Paciotti, psicologa; dott.ssa L. Pavone psicologa-psicoterapeuta

PER INFO E COSTI: 328 8222474

NORMATIVA

Il tema della dislessia e degli altri Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) è stato oggetto, a partire dal 2004, di alcune note ministeriali contenenti varie indicazioni operative:

Nota ministeriale n. 4099 del 05 ottobre 2004
iniziative relative alla dislessia

Nota ministeriale n. 26 del 05 gennaio 2005
iniziative relative alla dislessia

Nota ministeriale n. 1787 del 01 marzo 2005
Esami di Stato 2004-2005 – Alunni affetti da dislessia

Nota ministeriale n. 4674 del 10 maggio 2007
Disturbi di apprendimento – Indicazioni operative

C.M. n click now. 28 del 15 marzo 2007
Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione nelle scuole statali e paritarie per l’anno scolastico 2006-2007. Per quanto riguarda gli alunni con DSA si veda in particolare il punto 4.

Ordinanza Ministeriale n.26 del 15 marzo 2007
Istruzioni e modalità organizzative ed operative per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore nelle scuole statali e non statali. Anno scolastico 2006/2007.
Per quanto riguarda gli alunni con DSA si veda in particolare l’art. 12, 7° comma, quarto punto.

Legge n. 170 del 08 ottobre 2010

Linee guida sui DSA allegate al D.M. del 12 luglio 2011

Consensus Conference
Linee guida per la diagnosi e il trattamento dei DSA

DEPRESSIONE

La depressione è un’alterazione del tono dell’umore caratterizzata da un senso di tristezza continuo e pervasivo. La tristezza della depressione non è episodica ma stabile, accompagnando chi ne soffre per settimane, mesi e talvolta anche anni. Nella maggior parte dei casi la depressione nasce a seguito di un evento negativo quale un lutto, un licenziamento, la fine di una relazione. In questi casi si parla di depressione reattiva. Quando non si è in grado di individuare alcuna causa all’origine della sofferenza, si parla di depressione endogena.
Il disturbo depressivo è la prima causa di disfunzionalità nei soggetti tra i 14 e i 44 anni di età, inoltre è in continua crescita. Si tratta di una vera e propria epidemia moderna.
I suoi effetti possono essere molto gravi, compromettendo il funzionamento psicosociale, e talvolta anche letali conducendo al suicidio. Inoltre il disturbo depressivo è caratterizzato da ricorrenza, per cui chi ne ha sofferto una volta può rimanere vulnerabile e nel corso della vita si potrebbero presentare altri episodi.
A tutti capita di sentirsi tristi, di vivere momenti di difficoltà o di aver subito gravi perdite personali che fanno sentire scoraggiati, demotivati e stanchi. Quando però tali periodi si prolungano e cominciano a pesare occorre fermarsi a capire se si sta vivendo un momento di depressione. Si riporta di seguito un elenco dei sintomi più frequenti:
• Sensazione di tristezza continua o di vuoto
• Stanchezza, mancanza di energia, apatia
• Perdita di interesse o di piacere per le attività quotidiane
• Difficoltà a mantenere le relazioni sociali e affettive
• Insonnia o ipersonnia: problemi ad addormentarsi, risveglio di mattina molto presto ed eccessiva voglia di dormire
• Aumento o diminuzione dell’appetito
• Pianto frequente o eccessivo
• Difficoltà di concentrazione e/o di memoria
• Difficoltà nel prendere decisioni
• Sensazione di essere inutile, negativo
• Disperazione
• Irritabilita’
• Pensieri di morte o fantasie suicide
Nella mente di una persona che sta soffrendo di depressione si innesca, a volte, un circolo vizioso. Il cervello umano lavora, difatti, con l’obiettivo di trovare una soluzione alla tristezza vissuta e per questo pensa e ripensa agli errori del passato, ed a come questi hanno condotto alla situazione attuale. Tale ricerca non fa che riportare alla mente ricordi spiacevoli che amplificano l’umore depresso, inoltre innescano un profondo senso di colpa per l’errore commesso costituendo un ulteriore aggravio.
Inoltre, il modo di riflettere durante la depressione è peculiare in quanto si basa su atteggiamenti disfunzionali e controproducenti: se stessi, i propri difetti e il proprio modo di comportarsi sono oggetto di una feroce autocritica che porta a considerarsi come sbagliati o “falliti”. Anche le relazioni con gli altri sono valutate con gli occhiali neri della depressione e sembrano non soddisfacenti e ragionando in questi termini le previsioni riguardanti il futuro finiscono per diventare negative. A questo si aggiunge una forte stanchezza fisica che limita la vita quotidiana e la possibilità di cambiare. Ci si ritrova infine intrappolati tra un passato che non si può modificare ed un futuro senza speranze.
La Psicoterapia rappresenta un modo scientificamente validato per intervenire nelle situazioni di depressione, in quanto permette di modificare il modo in cui la mente involontariamente costruisce e mantiene la propria stessa sofferenza. A volte è necessario associare la psicoterapia ai farmaci antidepressivi o ai regolatori dell’umore, soprattutto nelle forme moderate-gravi.
L’obiettivo della psicoterapia è di uscire dal circolo vizioso che mantiene il dolore e modificare il modo di vedere se stessi, gli altri ed il proprio futuro riconquistando fiducia, speranza e voglia di vivere.

ANSIA

L’ansia, sembra quasi scontato dirlo, è un’emozione, come la rabbia, la gioia, la tristezza, la paura, ecc. Come tutte le emozioni, anch’essa è funzionale alla nostra vita, in quanto preannuncia uno stato di pericolo, e permette al nostro organismo di farvi fronte.
L’ansia spesso spaventa perché si manifesta con sintomi fisici anche intensi (tachicardia, senso di soffocamento, nausea, vomito, diarrea, tremori, vertigini, testa vuota, capogiri, sensazione di assenza, insonnia, alterazioni dell’appetito, ecc.). Se ci riflettiamo un attimo, tutte le emozioni, anche la gioia o la rabbia, si esprimono sul piano fisico, solo che di queste non ce ne preoccupiamo.
Ecco che quindi, nel mantenimento dell’ansia gioca un ruolo fondamentale il nostro pensiero, le nostre interpretazioni catastrofiche di questi sintomi (sto impazzendo, è un infarto, sto svenendo, farò una figuraccia, mi sta venendo un ictus, ecc) spesso spaventosi, e i comportamenti che mettiamo in atto per proteggerci o rassicurarci (assumere farmaci, non andare più in certi posti, non uscire da soli, non prendere il bus, ecc) informative post. Purtroppo, quanto più ci concentriamo sui sintomi o sui segnali del nostro corpo, tanto più essi si amplificano. Alla lunga, tutto questo rafforza la paura e l’ansia si cronicizza, crediamo di proteggere noi stessi ma in realtà rafforziamo l’ansia. Così facendo poi togliamo fiducia a noi stessi e alle nostre capacità autonome di reagire.
L’ansia è un’emozione che anticamente serviva ai nostri antenati preistorici a proteggerli dai pericoli; insomma, è come se oggi avessimo un sistema di allarme dentro di noi sempre attivo che può scattare. Alcune persone, in seguito a periodi di forte stress, per temperamento, per altri motivi legati ad esperienze di vita o di apprendimento, hanno un allarme molto sensibile, che scatta facilmente anche senza un motivo apparente (in realtà c’è sempre un motivo che scatena una crisi d’ansia o un attacco di panico anche se la persona non se ne rende conto).
Quindi, in effetti accade quanto segue: ci troviamo in una situazione o pensiamo qualcosa che ci appare come minaccioso, proviamo ansia, arrivano i sintomi fisici, li interpretiamo come qualcosa di preoccupante (invece sono perfettamente normali), li vediamo come un problema di salute serio, questo ci provoca ansia maggiore che ovviamente fa accrescere i sintomi fisici e così via. Il circolo vizioso si alimenta e spesso sfocia in un vero e proprio attacco di panico.
Purtroppo una volta che il corpo si è attivato necessita di qualche minuto per acquietarsi, quei minuti però possono diventare ore se continuiamo ad agitarci e a preoccuparci.
Il disturbo d’ansia può manifestarsi in un qualunque momento della vita, spesso in corrispondenza di periodi di transizione particolarmente critici o quando ci si trova di fronte a scelte difficili. Per contrastare il disturbo d’ansia è utile una psicoterapia, nel caso in cui ci fosse un elevato livello di gravità si può ricorrere anche ad una terapia farmacologica in associazione ai colloqui psicologici.

ADHD (disturbi dell’attenzione e iperattività)

L’attenzione è un concetto complesso utilizzato per descrivere un’ampia varietà di fenomeni sia cognitivi che comportamentali.

La disattenzione o la difficoltà nel mantenere l’attenzione per un periodo prolungato di tempo può manifestarsi in situazioni scolastiche: in compiti che richiedono l’applicazione di processi molto controllati, nei compiti prolungati nel tempo, in attività che richiedono una discreta dose di flessibilità cognitiva e l’uso di strategie.

I bambini con questo problema possono incontrare difficoltà a prestare attenzione ai particolari e possono fare errori di distrazione nel lavoro scolastico, che è spesso disordinato e svolto con poca cura. Spesso, sembra che la testa di questi bambini sia altrove, sembra che non ascoltino o che non abbiano capito quanto è stato appena detto loro. Il bambino con difficoltà a mantenere l’attenzione sembra non ascoltare quando gli si parla, non completa i compiti che gli sono stati assegnati, passa frequentemente da un’attività all’altra senza completarne alcuna, perde il materiale o i suoi giochi, e non riesce a fare i compiti autonomamente.

Il bambino disattento è spesso anche molto impulsivo: l’impulsività si manifesta con un’eccessiva impazienza, difficoltà a controllare le proprie reazioni ed eccessiva velocità nel rispondere alle domande, prima ancora che queste siano state completate. E’ segno di impulsività anche la difficoltà ad aspettare il proprio turno e l’intromettersi inopportunamente tra le altre persone, quando stanno parlando tra di loro. Il bambino impulsivo non tollera l’attesa.  Alcuni bambini impulsivi sembrano rispondere agli stimoli che ricevono dal contesto in modo inappropriato e agiscono senza pensare.

Le difficoltà legate a questo disturbo possono manifestarsi anche nelle interazioni sociali: i problemi possono sorgere in quanto i bambini impulsivi/iperattivi fanno fatica a modificare e controllare le loro reazioni in risposta a dei cambiamenti nei compiti o nelle situazioni; ossia possono trarre conclusioni sbagliate per quanto riguarda le intenzioni altrui, interpretando un’intenzione ostile quando non esiste.

L’intervento può riguardare diversi ambiti:

  • intervento cognitivo con il bambino per aumentare i tempi di attenzione, per ridurre l’impulsività e per imparare strategie di autocontrollo e autoregolazione dei comportamenti
  • intervento sull’ambiente scolastico mirato a spiegare agli insegnanti alcuni accorgimenti (dalla disposizione dell’aula fino alle tecniche di rinforzo) per gestire al meglio l’iperattività del bambino e consentirgli di sfruttare le sue capacità intellettive
  • sostegno ai genitori per aiutarli ad apprendere strategie educative maggiormente efficaci nella gestione dei comportamenti problematici del bambino

LOGOPEDIA

La logopedia è una branca della medicina che si occupa di studiare il linguaggio e le sue eventuali problematiche. Imparare a parlare, infatti, per un bambino non è sempre un percorso facile e naturale. In genere l’acquisizione di questo fondamentale strumento di comunicazione, che distingue l’essere umano dagli altri animali, avviene nei primi anni di vita, e man mano ci si impratichisce sia con la crescita che attraverso il fondamentale contributo scolastico.

Capita talvolta che i bambini siano “vittima” di disturbi della parola. Ma cosa accade quando ci siano delle difficoltà, quando i genitori si accorgano che il loro bimbo tarda a parlare, oppure pronuncia male o in modo incomprensibile anche parole molto semplici? La logopedia e i suoi specialisti esistono proprio per questo, per aiutare i bambini, attraverso semplici esercizi ad hoc, ad appropriarsi del “codice lingua”.

Il logopedista, dunque, è lo specialista che si occupa della “educazione della parola“, della comunicazione, della prevenzione e della cura dei problemi legati al linguaggio. Il principale compito è quello di rieducare le persone a parlare in modo corretto, eliminando difetti di forma o veri e propri disturbi del linguaggio. Le sedute dedicate ai bambini sono molto divertenti. Lo specialista avvicina il piccolo tramite lo strumento del gioco e la collaborazione dei genitori, che dovrebbero partecipare alle sedute e apprendere gli esercizi per poi aiutare il bimbo nel recupero.

QUALI SONO I SEGNALI PER CUI UN GENITORE DOVREBBE RIVOLGERSI AD UN LOGOPEDISTA?

Se si nota che il bambino manifesta alcuni problemi: una volta imparato a parlare, dopo i due anni, i genitori potrebbero accorgersi che i loro piccoli hanno difficoltà a emettere correttamente alcuni suoni o invertono le sillabe omeprazole 20 mg cap. Soprattutto le lettere come la s, z, r, gl, gn creano problemi non indifferenti. Alcuni hanno difficoltà a parlare: non chiudono le frasi correttamente o fanno fatica a esprimere i concetti.

Le problematiche riguardano prevalentemente:

  1. i ritardi dello sviluppo del linguaggio
  2. i difetti di articolazione e di pronuncia
  3. la povertà lessicale e di strutturazione della frase
  4. le disfluenze (balbuzie)
  5. i problemi di voce (disfonie)
  6. la deglutizione deviata legata a mal occlusioni dentali
  7. i disturbi sensoriali legati all’udito
  8. le afasie
  9. le disartrie

Alcuni di questi piccoli disturbi spariscono con la pratica. Se però notate che sono duraturi allora contattate uno specialista.

In caso di balbuzie, ad esempio, l’intervento dello specialista è d’obbligo perché difficilmente questo problema svanisce. Il logopedista con esercizi mirati aiuta il bambino a controllare queste esitazioni, che spesso nascondono problemi legati alla comunicazione. Talvolta, nei casi più complessi, non basta questo tipo di terapia. In questo caso non temiate giudizi, contattate uno psicologo.

IN COSA CONSISTE LA VISITA?

La prima visita logopedica mira alla definizione del problema del bambino, all’instaurare un’alleanza terapeutica con i genitori indispensabile al trattamento e alla programmazione dell’intervento riabilitativo. Le sedute logopediche durano circa 45 minuti, ed il ciclo di terapie varia in base alla patologia riscontrata con verifiche e obiettivi periodici.